Una nuova stretta sul credito alle PMI: l’impatto del IFRS9

L’evento socioeconomico più significativo dell’ultimo decennio è collegato nell’immaginario collettivo alla profonda e globale crisi economica che a partire dall’estate del 2008 ha scosso prima il mondo della finanza e poi le economie reali di molti paesi, dai più sviluppati, passando per le economie emergenti e fino ai paesi ancora in via di sviluppo. Gli effetti della crisi sono stati così profondi da spingere i regulators a rivedere i principi contabili al fine di valutare con maggiore accuratezza e tempestività lo stato dei crediti iscritti nei bilanci delle società finanziarie. L’impatto più recente e significativo ha visto, dal primo gennaio del 2018, la regolamentazione dello IAS39 venire sostituita dal nuovo quadro contabile denominato IFRS9. Questi nuovi principi prevedono che le banche debbano effettuare gli accantonamenti sui crediti seguendo criteri ancora più prudenziali rispetto al passato. Infatti, questi accantonamenti non riguarderanno più solamente i crediti che erano già stati classificati come deteriorati ma anche i crediti così detti in bonis, ossia che non sono ancora entrati in sofferenza, ma che risultano a rischio di deterioramento per il futuro. In questo modo, le stime sulle perdite attese rientreranno nei bilanci degli istituti di credito. Naturalmente è previsto un sistema di calcolo delle perdite attese che tiene conto della diversa probabilità di rischio associata al credito, questa metodologia prevede la classificazione dei crediti potenzialmente deteriorabili in 3 livelli (c.d. stage):

  • Stage 1: la perdita attesa viene calcolata sull’orizzonte temporale di 1 anno
  • Stage 2: vi passano i crediti quando la rischiosità loro associata aumenta sensibilmente, in questa fascia la perdita viene stimata su un orizzonte temporale che va fino alla scadenza dello strumento.
  • Stage 3: rientrano i crediti diventati più rischiosi in cui c’è l’oggettiva evidenza di impairment e la stima delle perdite deve essere riportata su l’intera posizione.

Lo staging (ossia l’assegnazione dei crediti alle diverse fasce) dovrebbe avvenire come di consueto per le valutazioni finanziarie sulla base di criteri sia qualitativi che quantitativi. Inoltre, il principio IFRS9 ammette alcuni espedienti pratici rivolti ad agevolare quanto più possibile l’incremento significativo del rischio di credito, tra cui:

  • la comparazione tra la probabilità di default (PD) al momento in cui la posizione ha avuto origine e la PD ricalcolata alla data del reporting, entrambe calcolate nelle rispettive misure con orizzonte temporale di 12 mesi;
  • Utilizzo della presunzione opponibile dei 30 giorni di past-due in base alla quale si assume che un’esposizione con più di 30 giorni di scaduto alla data del reporting abbia per definizione subito un notevole incremento del rischio di credito;
  • Utilizzo del c.d. low credit risk in base al quale si ritiene che non vi sia un significativo incremento del rischio nel caso in cui il rischio l’esposizione riporti un basso rischio di credito in se (PD< 30%).

Il lungo periodo di gestazione in cui questo nuovo principio contabile è stato concepito non sembra essere stato sufficiente per garantire che la sua successiva applicazione fosse facilmente assorbibile per gli Istituti di credito. Infatti, le simulazioni condotte dalla BCE hanno evidenziato pesanti conseguenze in termini dei requisiti patrimoniali previsti per tutti gli istituti. Pertanto, l’impatto dell’IFRS9 dovrebbe essere mitigato attraverso un processo di introduzione graduale. Tuttavia, gli istituti più svantaggiati per le conseguenze della novità contabile dovrebbero essere le banche più piccole e che adottano modelli standard per la valutazione dei crediti, in quanto tali modelli permettevano in linea con quanto previsto da Basilea 3 di non effettuare nessun accantonamento per le perdite attese ma non ancora manifestatesi. La necessità di accrescere le riserve patrimoniali porterà inevitabilmente gli istituti a sottrarre liquidità dai propri asset ed è pertanto prevedibile una nuova stretta nell’erogazione di credito verso le famiglie e le imprese. Tale evento riguarderà i vari istituti in misura differente ed è presumibile che siano proprio le banche di dimensioni più piccole ad essere maggiormente colpite. Le banche di dimensioni più contenute sono anche quelle ad aver contemporaneamente sostenuto maggiormente le PMI più fragili e ad aver più beneficiato dal precedente mancato obbligo di tenere conto delle expected loss nel calcolo delle riserve patrimoniali. Questa relazione ci porta a concludere che i maggiori effetti negativi sull’economia reale dell’entrata in vigore del IFRS9 potrebbero riguardare proprio le PMI con un’esposizione concentrata verso gli istituti di credito più piccoli.

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