LA RINUNCIA AL CREDITO DA FINANZIAMENTO DA PARTE DEL SOCIO: RIFLESSI CONTABILI E FISCALI

D: Le società A e B hanno i medesimi soci; B finanzia A, è possibile rinunciare al credito/debito utilizzando solo il patrimonio netto di entrambe le società e senza rilevare sopravvenienze?

R: Ai fini di una corretta contabilizzazione della rinuncia al credito, vantato dal socio nei confronti della società, è necessario far riferimento a quanto esposto dai principi contabili, in particolar modo dall’OIC 28.

Secondo quanto esposto dal documento in esame, occorre aver riguardo alla natura della rinuncia al credito, qualora lo stesso si riferisca a “Versamenti effettuati a titolo di finanziamento” (voce D3 passivo dello Stato patrimoniale) per i quali il socio vanti un diritto di rimborso. Infatti, la rinuncia a quest’ultimo, motivata da ragioni di carattere finanziario, comporta la cancellazione del debito, in capo alla società, e la rilevazione diretta di un incremento di patrimonio sotto forma di “Riserva di capitale”. Al pari di quanto affermato dall’autore del quesito, in tal caso, la rinuncia al credito non comporta dunque riflessi sul conto economico della società. La ragione di quanto affermato muoverebbe dal fatto che gli OIC trattano tale rinuncia alla stregua di un apporto di capitale, proprio sulla base del fatto che la stessa venga effettuata nella “prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società” (OIC 28 punto 49). Risulta quindi logico come, ove venisse a mancare questo obbiettivo, non vi sarebbe ragione di applicare tale trattamento. Di conseguenza, la rinuncia al credito del socio motivata da diverse ragioni, per esempio di carattere commerciale, sembrerebbe invece costituire una “sopravvenienza attiva” in capo alla società debitrice.

Per completezza si precisa che, ai sensi dell’art. 88, comma 4-bis, del TUIR (come modificato dall’art. 13 D.lgs. 147/2015), la rinuncia al credito (sia che abbia natura di finanziamento sia di altro genere) costituisce in capo alla società una sopravvenienza tassata solo per la parte eccedente il valore fiscale del credito. Tale valore dev’essere comunicato dal socio alla società debitrice con apposita “dichiarazione sostitutiva di atto notorio”. In assenza di tale comunicazione il valore del credito è infatti assunto, ai fini fiscali, pari a zero, comportando quindi una tassazione sull’intero ammontare della sopravvenienza attiva.

Teresa Donofrio

Perla Ceccato

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