Dichiarazione integrativa per ravvedimento operoso dopo avviso bonario

D: Abbiamo ricevuto un avviso bonario (relativo a dichiarazione REDDITI SC 2017 periodo d’imposta 01/01/2016 – 31/12/2016) con il quale vengono ripresi a debito tutti i crediti compensati in F24 perché il Quadro-RU (codice credito “64”) non è stato compilato. Possiamo trasmettere una integrativa nonostante sia stato già notificato quest’avviso bonario, o v’è una preclusione in merito? Si rende noto la normativa di questo specifico tax credit prevedeva l’indicazione dell’importo del credito, a pena di decadenza del beneficio, sia nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riconoscimento del contributo, sia nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui il credito è utilizzato (nello specifico combaciano).

R: Ai sensi del comma 1 ter, art. 13 D.lgs 472/97 1-ter, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate non opera la preclusione, di cui al comma 1, primo periodo, della medesima disposizione, secondo cui non è consentito procedere con il ravvedimento operoso qualora:

  • la violazione da ravvedere sia già stata constatata;
  • siano già iniziati in tal senso accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza.

Stante tale disposto, anche nei casi menzionati, il contribuente potrebbe correggere eventuali errori commessi in sede di dichiarazione. Tuttavia, come precisa la citata disposizione, l’assunto opera sempre che gli atti di liquidazione e di accertamento, “comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni”, non siano già stati notificati. Quanto alla natura dell’atto in oggetto, si precisa che lo stesso ha natura accertativa. La Legge 311/2004 (Legge Finanziaria 2005) ha infatti introdotto nel sistema tributario i c.d. “avvisi di recupero dei crediti d’imposta”, al fine di recuperare crediti d’imposta indebitamente fruiti, stabilendo che, salvo che si tratti di crediti inesistenti:

  • l’Agenzia può emanare appositi avvisi di recupero dei crediti d’imposta utilizzati anche in compensazione ai sensi dell’art. 17 del Dlgs 241/1997;
  • restano fermi i poteri e le attribuzioni degli uffici previsti dal Dpr 600/1973;
  • l’avviso deve essere motivato e notificato secondo le forme di cui all’art. 60 del Dpr 600/1973;
  • gli importi devono essere versati entro il termine indicato nell’atto, comunque non inferiore a sessanta giorni;
  • la riscossione coattiva avviene secondo il rispetto del Dpr 602/1973.

La natura accertativa di tali atti ha peraltro trovato conferma anche in giurisprudenza (Corte di cassazione, sentenze n. 6582/2011 e n. 22322/2010, secondo cui l’avviso di recupero costituisce manifestazione della volontà impositiva erariale). Anche recentemente la giurisprudenza ha ritenuto una “causa ostativa” alla presentazione della dichiarazione integrativa (articolo 2, comma 8, del DP.R. 322/1998) la notifica della contestazione di una violazione commessa nella redazione della dichiarazione originaria in quanto “se fosse possibile porre rimedio alle irregolarità anche dopo la contestazione delle stesse la correzione si risolverebbe in un inammissibile strumento di elusione delle sanzioni previste dal legislatore” (Cassazione nell’ambito della sentenza n. 28172 del 24 novembre 2017).

Sulla base dell’assunzione congiunta di quanto esposto, si esclude la possibilità di presentare la dichiarazione integrativa al fine di correggere violazioni o errori qualora questi siano oggetto di contestazioni e atti già notificati.

Dott.ssa Teresa Donofrio

Dott.ssa Perla Ceccato

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