Trattamento fiscale delle note di credito

Ci è stato chiesto quale sia la corretta disciplina fiscale relativamente all’emissione delle note di credito da parte di un’impresa (Cliente dello Studio) cedente beni e fiscalmente residente in Italia, a fronte di sconti pattuiti contrattualmente ed a fronte della restituzione di prodotti difettosi, nei confronti di un cessionario committente intracomunitario.

L’emissione dei suddetti documenti è una facoltà-diritto che la norma riserva al soggetto cedente o prestatore, quindi non è un obbligo, ai sensi dell’art. 26, co. 2, DPR 633/1972; dunque, l’impresa fornitrice di beni è legittimata ad emettere le note di credito.

Qualora il cessionario committente voglia prendere l’iniziativa ed emettere note di addebito valide ai fini IVA, ciò presuppone un’accettazione di tali documenti da parte del soggetto cedente. In questa circostanza si può dire che l’accettazione delle note di debito è costituita dalle note di credito specularmente emesse dal fornitore stesso in data successiva. Inoltre, si ritiene che l’osservanza della procedura in commento sia adeguata al fine di una corretta e ordinata tenuta della contabilità (è consigliabile pinzare la nota di credito con la rispettiva nota di addebito inoltrata dal committente cessionario). Una volta emessa la nota di credito, l’impresa cedente ha l’obbligo di registrare il documento medesimo.

Per quanto concerne i termini, la nota di credito emessa a fronte di sconti contrattuali, come anche a fronte di resi di merce difettosa (possibilità prevista dalla norma sulla responsabilità contrattuale, art. 1453 C.C.), non è soggetta al termine temporale di un anno dall’effettuazione della cessione principale fissato dall’art. 26, co. 3, DPR 633/1972. Tali note di credito, tuttavia, devono essere emesse al più tardi entro il termine stabilito per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta (art. 19, co. 1, DPR 633/1972), ovvero al termine previsto per la dichiarazione IVA relativa al secondo anno successivo a quello in cui si verifica l’evento che giustifica la variazione.

Una volta che le note di credito sono state integrate con IVA e registrate sia nel libro IVA vendite che acquisti, dovranno essere esposte negli elenchi INTRASTAT, in particolare nel modello INTRA 1-ter (Sezione 2. Rettifiche alle cessioni di beni relative a periodi precedenti). Se, in esecuzione della variazione, i beni sono in tutto o in parte restituiti al cedente in Italia, il modello INTRA 1-ter (Sezione 2. Rettifiche alle cessioni di beni relative a periodi precedenti) dovrà essere compilato agli effetti statistici anche se l’operazione non è operata ai fini fiscali, con l’indicazione della relativa causale (codice “2” della tabella B – natura della transazione).

Per completezza sull’argomento, si ricorda che solo nel caso in cui le note di credito vengano emesse nello stesso periodo in cui è stato effettuata la vendita, allora le stesse non troveranno autonoma esposizione negli elenchi INTRASTAT ma rettificheranno direttamente l’ammontare della vendita cui si riferiscono dovendo così esporre un “valore netto”, dato per l’appunto dalla differenza tra il prezzo di vendita e l’ammontare delle note di credito.

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ATTENZIONE: La risposta ai quesiti è stata formulata attenendosi alle leggi vigenti all’epoca della richiesta. Pertanto si consiglia di verificare se da detta data sono state emanate delle norme o delle disposizioni ministeriali che hanno modificato il trattamento dell’oggetto del quesito.