QUESITI DI CONTABILITA'

Tema del quesito: 

Indennità suppletiva di clientela

Data di pubblicazione: 

2012-02-03

Domanda: 

Trattamento contabile e fiscale dell’indennità suppletiva di clientela


 
 

Risposta:


I contratti collettivi e di settore e l’art. 1751 del Codice Civile prevedono l’esistenza tra le indennità per la cessazione del rapporto anche dell’indennità suppletiva di clientela, la quale è riconosciuta nelle ipotesi in cui il contratto a tempo indeterminato sia risolto per un fatto non imputabile all’agente. L’importo è determinato sempre mediante l’applicazione di percentuali sulle provvigioni annue, e corrisposto all’agente direttamente dal preponente.

Detto importo è dovuto purché siano rispettate le seguenti condizioni ovvero che l’interruzione sia da imputare alla ditta mandante oppure, a fatti non imputabili all’agente.

Caratteristica, pertanto, fondamentale dell’indennità suppletiva di clientela è che il diritto al suo percepimento non è certo, ma probabile in quanto sorge solo nel momento in cui si viene a conoscenza del motivo che determina l’interruzione del rapporto.

Delineata brevemente la nozione civilista dell’indennità suppletiva di clientela veniamo brevemente ad esporre alcune considerazioni di natura contabile e fiscale.

Contabilmente l’agente potrà rilevare l’indennità come un provento, inquadrabile nella voce A1 o A5 del conto economico, a seconda che la stessa attività di intermediazione rappresenti l’attività caratteristica esercitata dall’impresa oppure l’attività accessoria a quella principale.

La rilevazione contabile dovrà essere effettuata nell’esercizio in cui il rapporto giuridico verrà a cessare dal punto di vista giuridico e in cui sorgerà il diritto a percepire la stessa indennità: prima, infatti, il ricavo non è certo e, pertanto, non iscrivibile secondo quanto prescritto dai principi contabili della prudenza e della competenza economica.

L’indennità suppletiva di clientela, così come definita sul piano civilistico, non è un compenso derivante da una prestazione di servizi, bensì un indennizzo forfettario per le provvigioni che l’agente non percepirà più sugli affari conclusi con i clienti che ha procurato alla ditta mancante.

Essendo l’agente una società di capitali, tale provento concorrerà, fiscalmente, alla determinazione del reddito di impresa in base al principio di competenza e non sarà soggetto a ritenuta d’acconto all’atto della percezione, proprio in virtù della sua qualificazione fiscale come reddito d’impresa.

Inoltre, a fronte del pagamento della indennità di cui trattasi, la società potrà emettere ricevuta (la fattura non è infatti obbligatoria) senza applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 2, comma 3, lett. a) del D.P.R. n.633/1972: sotto il profilo giuridico IVA, infatti, l’erogazione dell’indennità rappresenta una cessione di denaro fatta dall’impresa mandante in favore dell’agente, e non una prestazione di servizi.

Infine, si ricorda che le indennità suppletive di clientela percepite dagli agenti costituiti in forma di società di capitali concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’Irap qualora siano allocate tra i proventi di cui alla voce A1 o A5 del conto economico. L’art. 5 del D.lgs. n.446/1997 ha previsto, infatti, che la base imponibile Irap è costituita, in generale, dalla differenza tra i componenti positivi rientranti nel “valore della produzione” ed i componenti negativi facenti parte dei “costi della produzione” (in tal senso anche C.M. 12.06.2002 n.50/E).

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ATTENZIONE: La risposta ai quesiti è stata formulata attenendosi alle leggi vigenti all'epoca della richiesta. Pertanto si consiglia di verificare se da detta data sono state emanate delle norme o delle disposizioni ministeriali che hanno modificato il trattamento dell'oggetto del quesito.