EVITARE L’ESECUZIONE: IL CONTRATTO DI CESSIONE DEI BENI AI CREDITORI

Il rischio di conflittualità è endemico nei rapporti fra creditore e debitore, figure spesso portatrici di interessi diametralmente opposti. In alcune situazioni però le esigenze possono essere comuni, come per la necessità di evitare l’azione esecutiva. A questo fine uno degli strumenti più efficaci è il c.d. “contratto di cessione dei beni ai creditori” (art. 1977 e ss. c.c.). Un breve esame delle problematiche connesse al procedimento esecutivo è indispensabile per rendere più evidente la funzione e le caratteristiche di tale contratto. A fronte di un credito accertato, esigibile ed esattamente quantificato, l’azione esecutiva è la possibilità concessa al creditore di attaccare il patrimonio del debitore. Essa spesso consiste nella richiesta al tribunale di disporre la vendita dei beni del debitore stesso (case, terreni, automobili etc.). Un siffatto procedimento giudiziale può essere spesso piuttosto dispendioso, anche in termini di tempo, oltre a presentare una non trascurabile rischiosità (l’asta di vendita potrebbe mancare di acquirenti, il ricavato potrebbe essere irrisorio etc.). D’altra parte, anche il debitore ha ragioni per temere l’azione esecutiva: non solo egli si vedrà caricato delle spese economiche sostenute anche dal creditore (fra cui compensi legali e oneri fiscali) ma tale procedimento potrebbe essere persino l’anticamera di un’istanza di fallimento. Nonostante ciò l’azione esecutiva è molte volte considerata necessaria per trasformare i beni del debitore nel denaro necessario a soddisfare il credito. L’intervento del giudice è, infatti, una garanzia della serietà della vendita, posto che nel rapporto fra creditore e debitore spesso regna ben poca fiducia. Il contratto di cessione dei beni ai creditori è idoneo a offrire analoghe sicurezze in termini assai più vantaggiosi per le parti. Si tratta di un contratto stipulato tra il debitore e uno o più creditori ed è finalizzato alla vendita di tutto o parte del patrimonio del primo ed alla ripartizione fra i secondi di quanto ricavato. Ciò avviene senza l’ “intermediazione” del tribunale. A differenza di quanto il nome potrebbe suggerire, con la “cessione dei beni ai creditori” questi ultimi non diventano proprietari dei beni stessi, ma acquisiscono unicamente un mandato irrevocabile a venderli per incassarne il ricavato. Nella cessione dei beni ai creditori, il fatto che la proprietà resti al debitore riveste notevole importanza. Il creditore avrà, infatti, unicamente l’incarico di vendere i beni ma non potrà utilizzarli e, una volta venduti, non potrà soddisfarsi sul ricavato per un importo superiore al valore del proprio credito. Il debitore manterrà inoltre un controllo “esterno” sull’operazione e, nel caso in cui il contratto fosse a termine, alla scadenza tornerà pienamente nella disponibilità dei beni stessi. Il creditore, peraltro, avrà il vantaggio di gestire direttamente la trasformazione in denaro dei beni, al riparo da eventuali comportamenti scorretti del debitore e conseguendone il valore di mercato (ben maggiore rispetto a quello a cui potrebbe aspirare con la vendita attraverso il tribunale). Ciò presumibilmente avverrebbe in tempi ben più rapidi rispetto al procedimento giudiziario. Ebbene, già da questa breve sintesi si può comprendere come il contratto di cessione dei beni ai creditori garantisca i vantaggi dell’azione esecutiva, minimizzandone i difetti. Ma vi è di più. Il contratto in esame ha carattere privatistico ed è quindi possibile operare sulla sua struttura tipica tutte le modifiche, interventi ed integrazioni concessi all’autonomia privata. Sarà infatti possibile (anzi, consigliabile) per i contraenti adattarlo alle circostanze ed alla specificità della propria situazione. Fra i diversi interventi se ne segnalano alcuni di particolare rilevanza e utilità. In primo luogo, come accennato, sarà possibile apporre un termine all’efficacia del contratto di cessione dei beni ai creditori. In questo modo, nel caso in cui entro un certo tempo il creditore non riuscisse a vendere i beni, questi ultimi torneranno nella disponibilità del debitore. Sarà quindi possibile ragionare su nuove e diverse soluzioni per la soddisfazione del credito, ivi compresa anche l’azione esecutiva. Questa comune variante presenta dei vantaggi anche in caso di mancato realizzo, garantendo infatti al debitore un periodo di tempo al riparo dai rischi e dalle problematiche del procedimento giudiziario e dando modo al creditore di verificare il valore e le eventuali difficoltà nella liquidazione dei beni. Non è infrequente che questa maggiore comprensione e fiducia apra spiragli di soluzioni transattive fra le parti (magari ragionando su una riduzione del credito o su nuove modalità di pagamento). Sarà inoltre possibile che le parti si accordino sul prezzo minimo della vendita, su quali e quanti beni ricomprendere nel contratto e su un eventuale rinnovo automatico alla scadenza del termine (salva disdetta). Di particolare interesse risulta inoltre la possibilità di stabilire che il creditore si ritenga soddisfatto anche nel caso in cui la vendita dei beni fosse realizzata a un valore inferiore rispetto all’importo del proprio credito o l’individuazione di una percentuale del ricavato da retrocedere in ogni caso al debitore. Ciò presenterebbe comunque un vantaggio per il creditore, posto che eventuali concessioni sarebbero giustificate dal rilevantissimo pregio di evitare l’azione esecutiva. Con questo rapido esame si sono volute presentare solo alcune delle caratteristiche e delle potenzialità del contratto di cessione dei beni ai creditori. Si tratta infatti di uno strumento che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto e utilizzato, soprattutto nel contesto italiano dove i procedimenti giurisdizionali risultano ormai affetti da una sempre maggiore farraginosità ed inconcludenza.

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