Donazione in sede di divorzio

Pubblicato su Plus Plus Fisco, Il Sole 24Ore

D: In sede di divorzio viene stabilito che il marito verserà al coniuge (moglie), oltre all’assegno di mantenimento, anche un importo a titolo di liberalità necessario al pagamento della definizione agevolata delle cartelle emesse da Equitalia al coniuge stesso. Si chiede di conoscere il trattamento fiscale a carico del coniuge (moglie) di tale importo ricevuto dal marito.

R: Dalle informazioni fornite nel presente quesito, si ritiene che il versamento dell’importo a titolo di liberalità dal marito al coniuge divorziato possa essere assimilato ad una donazione di denaro.

Dal punto di vista delle imposte dirette, si evidenzia che le donazioni in oggetto rappresentano operazioni neutrali dal punto di vista fiscale; trattasi di atti che non determinano la produzione di reddito imponibile ai fini IRPEF. Di conseguenza, le donazioni in denaro non devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi o nel 730 dell’ex coniuge beneficiario e specularmente non possono essere dedotte nella dichiarazione dei redditi del marito donante; a differenza quindi degli assegni di mantenimento allo stesso coniuge previsti dal giudice.

Per quanto concerne la forma della donazione, l’art. 782, co. 1, c.c., stabilisce che “la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità”. Tuttavia, il successivo art. 783, co. 1, c.c., specifica che “la donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione”, aggiungendo al secondo comma della sopracitata norma che “la modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante”.

Detto ciò, nell’ipotesi in cui la donazione non sia di modico importo, la medesima sarà soggetta ad imposizione indiretta per quanto riguarda l’imposta di registro e dovrà essere necessariamente fatta per atto pubblico. Infatti, ai sensi dell’art. 55, co. 1, D.Lgs. 346/90, gli atti di donazione sono “soggetti a registrazione secondo le disposizioni del testo unico sull’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, concernenti gli atti da registrare in termine fisso”.

Tuttavia, si deve aggiungere che, nell’ipotesi in cui le donazioni abbiano valore inferiore alle franchigie di legge (vedi più sotto), quest’ultime sono registrate gratuitamente, cioè senza il pagamento di alcuna imposta di registro, nemmeno in misura fissa: in tale direzione si veda la Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 7 ottobre 2011, n. 44/E, par. 2; in senso contrario, Cass. 30 marzo 2016, n. 6096.

La stipula di un atto di donazione, inoltre, integra il presupposto impositivo dell’imposta sulle donazioni, disciplinata dall’art. 2, commi da 47 a 53, D.L. 262/2006, conv. L. 286/2006, che rinvia alla disciplina del D.Lgs. 346/90, in quanto compatibile.

Per determinare la corretta misura di quest’ultima imposta applicabile nel caso concreto, occorre tenere conto delle seguenti aliquote e franchigie (ovvero, le soglie al di sotto delle quali non è dovuta l’imposta), variabili in relazione al rapporto di parentela o affinità esistente tra il donante ed il donatario:

  • 4%, oltre la franchigia di 1 milione di Euro per ciascun beneficiario, se beneficiario è il coniuge o un parente in linea retta;
  • 6%, oltre la franchigia di 100 mila Euro per ciascun beneficiario, se beneficiario è un fratello o una sorella;
  • 6%, senza alcuna franchigia, se destinatario è un parente fino al quarto grado, un affine in linea retta o un affine in linea collaterale fino al terzo grado;
  • 4%, 6%, 8% (a seconda del grado di parentela/affinità esistente tra donante e donatario), oltre la franchigia di 1,5 milioni di Euro, se beneficiario è una persona portatrice di handicap, riconosciuto grave ai sensi della L. 104/92;
  • 8%, senza franchigia, se beneficiario è un soggetto diverso da quelli sopraindicati.

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ATTENZIONE: La risposta ai quesiti è stata formulata attenendosi alle leggi vigenti all’epoca della richiesta. Pertanto si consiglia di verificare se da detta data sono state emanate delle norme o delle disposizioni ministeriali che hanno modificato il trattamento dell’oggetto del quesito.