Commercio elettronico indiretto – disciplina IVA

Pubblicato su Plus Plus Fisco, Il Sole 24Ore

D: Una ditta cliente svolge l’attività di vendita all’ingrosso di parti di ricambio per attrezzature per luna park . A volte si rivolgono ad essa, generalmente per telefono dopo aver visionato il sito web, anche privati, quindi senza partita IVA, che vogliono acquistare dei materiali. In questi casi la società fattura indicando unicamente il codice fiscale dell’acquirente e, quando le merci vanno in altri paesi della CEE, applicando l’IVA in quanto non si configura una vendita intracomunitaria. Tale modo di operare configura una qualche violazione ai fini delle autorizzazioni comunali, dell’indicazione del codice di attività al registro Imprese ed ai fini IVA? Tali vendite sono di importo limitato rispetto al volume d’affari ma ripetitive.

R: In merito al quesito sottoposto, si evidenzia che l’operazione di commercio elettronico indiretto in analisi, rientra nel campo di applicazione della disciplina IVA prevista per le vendite a distanza, contenuta negli artt. 40, co. 3 e 4, e 41, co. 1, lett. b), D.L. 331/93, a condizione che: – i beni vengano trasportati da uno Stato membro ad un altro a cura del cedente o da terzi per suo conto; – i cessionari siano persone fisiche non soggetti passivi d’imposta o soggetti che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari ex art. 38, co. 6, D.L. 331/93. In deroga all’art. 7-bis, DPR 633/72, l’art. 40, co. 3, e l’art. 41, co. 1, lett. b), D.L. 331/93, prevedono che, nell’ipotesi di effettuazione di vendite a distanza, l’IVA deve essere assolta nello Stato membro del cessionario (principio di destinazione), a meno che l’importo delle vendite a distanza effettuate dal fornitore nello Stato membro di destinazione nell’anno di riferimento e, distintamente, in quello precedente, sia inferiore a 100.000 euro, ovvero all’eventuale minore importo stabilito da detto Stato (e salvo opzione per l’applicazione dell’imposta nel Paese di destinazione). Pertanto, in caso di vendite a distanza dall’Italia ad altro Stato membro, potranno verificarsi tre differenti casistiche: 1) la società italiana fornitrice ha effettuato vendite a distanza verso altro Stato membro per un importo superiore a 100.000 euro (o alla minore soglia stabilita da detto Stato): in questo caso il fornitore è tenuto ad applicare l’imposta in quest’ultimo Stato (principio di destinazione) ed è altresì tenuto a identificarvisi ai fini IVA; 2) la società italiana fornitrice ha effettuato vendite a distanza verso altro Stato membro per un importo inferiore a 100.000 euro (o alla minore soglia stabilita da detto Stato), tuttavia ha esercitato l’opzione per applicare l’imposta nello Stato di destinazione: in questo caso il fornitore è tenuto ad applicare l’imposta in quest’ultimo Stato (principio di destinazione) ed è altresì tenuto a identificarvisi ai fini IVA (come nell’ipotesi n. 1); 3) la società italiana fornitrice ha effettuato vendite a distanza verso altro Stato membro per un importo inferiore a 100.000 euro (o alla minore soglia stabilita da detto Stato) senza esercitare l’opzione per l’applicazione dell’imposta nello Stato di destinazione: in tale casistica il fornitore è tenuto ad applicare l’imposta nel Paese membro di origine secondo le normali regole di territorialità, senza doversi identificare ai fini IVA nel paese di destinazione dei beni. Alla luce di ciò, il comportamento adottato dalla società fornitrice italiana di cui al quesito appare corretto (emissione di fattura con IVA e con l’indicazione dei dati anagrafici e del codice fiscale del cliente consumatore finale), purché: – i beni vengano trasportati dall’Italia ad uno Stato membro a cura della società stessa o da terzi per suo conto; – i cessionari siano persone fisiche consumatori finali; – l’importo delle vendite a distanza sia inferiore a 100.000 euro (o alla minore soglia stabilita dallo Stato membro di destinazione); – non sia stata esercitata da parte della società italiana fornitrice l’opzione per l’applicazione dell’imposta nello Stato membro di destinazione dei beni. Infine, per quanto concerne i chiarimenti richiesti in merito alle autorizzazioni comunali e all’indicazione del codice di attività al Registro delle imprese, si consiglia di rivolgersi rispettivamente agli uffici competenti del comune di residenza e alla propria Camera di commercio.

 

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ATTENZIONE: La risposta ai quesiti è stata formulata attenendosi alle leggi vigenti all’epoca della richiesta. Pertanto si consiglia di verificare se da detta data sono state emanate delle norme o delle disposizioni ministeriali che hanno modificato il trattamento dell’oggetto del quesito.